uttar pradesh * faizabad * ramjamna bhoomi

Se durante il vostro viaggio in India state attraversando l’Uttar Pradesh, per esempio per visitare Varanasi e il Taj Mahal ad Agra, potreste pensare di fare tappa ad Ayodhya, una delle sette città sacre indiane, decisamente snobbata dal turismo internazionale. In questo luogo, che secondo gli indù avrebbe dato i natali al Dio Rama, troverete i segni di un passato splendido e glorioso, nascosto però da povertà ed incuria.

Ve lo vogliamo dire subito: fermarsi ad Ayodhya non è un gioco da ragazzi. La città, contrariamente alle altre sapta puri (città sacre) indiane è in condizioni abbastanza disastrose: non solo è all’esterno del circuito turistico occidentale, ma anche i pellegrini indiani le preferiscono altre mete. Di conseguenza arrivarci, pernottare e visitarla potrebbe essere un po’ difficoltoso, soprattutto per chi non ha troppa dimestichezza con l’India.

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Ayodhya è una città di circa 50.000 abitanti, decisamente trafficata, non troppo accogliente e dominata dalle centinaia di scimmie che la popolano. È salita alla ribalta delle cronache che internazionali per il disastro avvenuto nel 1992, quando un gruppo di estremisti indù ha raso al suolo una moschea che si trovava sul presunto luogo di nascita di Lord Rama. Ancora oggi questa zona sacra è al centro di una disputa che il Governo Indiano è intento a risolvere. Dal momento del grande scontro la fortuna di Ayodhya è sfumata e la città si è trasformata da importante luogo di culto a simbolo di intolleranza e odio tra religioni.

Con queste premesse (a cui si dovrebbe aggiungere la scarsità di ristoranti in cui mangiare anche solo un thali) Ayodhya non sembra certo il migliore dei posti in cui passare un paio di giorni, allora perché andarci? Perché sotto tutto questo nascondono alcuni tra i templi più sacri del paese e soprattutto qui ad ogni angolo di strada scorgerete palazzi d’epoca che sono degni di fare concorrenza alle bellezze del tanto decantato Rajasthan. È quindi il caso di lasciarsi trasportare e andare oltre quella scorza che rende Ayodhya poco accogliente, visto solo in questo modo scorgerete il suo lato più affascinante.

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Dove dormire ad Ayodhya, India

Il problema più spinoso della vostra visita ad Ayodhya sarà quello di trovare un posto dove dormire. Siamo arrivati in città in treno, intorno a mezzanotte e per fortuna (non capita spesso) avevamo prenotato online una stanza. Perché? Ve lo raccontiamo subito.
L’albergo dove abbiamo alloggiato la prima notte era troppo caro per i nostri standard (20 euro a notte… in India!) e quindi l’indomani ci siamo messi alla ricerca di una soluzione più economica, ma dopo circa due ore e aver visitato tutte le guest-house, gli ashram e i lodge della città eravamo ancora senza un posto dove dormire. Quasi tutti gli hotel di Ayodhya sembrano non accettare gli stranieri. Solo indù. E l’albergo dove avevamo dormito la prima notte era pieno. Rimaneva una sola soluzione: spostarsi nella vicina Faizabad, più grande e meno sacra, quindi probabilmente a portata di occidentali. Ma anche lì risultati sconfortanti: quasi tutti gli hotel non hanno i permessi necessari ad ospitare gli stranieri. Quando siamo ormai sconfortati un passante ci segnala un albergo in città che fa al caso nostro: in dieci minuti abbiamo prenotato una stanza per dieci giorni a Faizabad. Riassumendo: se il vostro portafoglio è sgonfio dirigetevi direttamente a Faizabad. Troverete su Booking due strutture (che vi segnaliamo di seguito), ma il rapporto qualità/prezzo è decisamente maggiore al primo che vi consigliamo.

Ramprastha Hotel

L’albergo in cui abbiamo soggiornato per una notte ad Ayodhya: leggermete decentrato, comodo ma decisamente caro (20 euro camera doppia, colazione inclusa) non solo per il nostro budget ma anche per quello che offre. Chi ha intenzione di passare solo una notte nella città sacra che ha dato i natali a Rama potrebbe prenotare qui senza problemi, ma noi che volevamo passarci più di una settimana siamo stati costretti a cercare qualcosa di più economico. È comunque la sistemazione più economica che accetta stranieri in città. Attenzione: è quasi sempre pieno, prenotate con molto anticipo. PRENOTA ORA!

Taraja Resort

Se il vostro budget è importante questo è l’unico altro albergo che vi accetterà in quanto non indù ad Ayodhya: un resort a circa 4 chilometri dal centro che per 40 euro a notte (camera doppia con colazione) offre standard occidentali, senza però servizi che fanno gridare al miracolo. PRENOTA ORA!

Shane Avadh

Senza ombra di dubbio la nostra scelta a Faizabad. 11 euro a notte per una camera doppia in un hotel di buona qualità, leggermente defilato ma ad un paio di chilometri da stazione e bus station. L’unico problema è che non è (ad oggi) prenotabile tramite Booking.com. Dovrete quindi scrivere o chiamare: alcune persone alla reception parlano un discreto inglese.

Akash Yatri Niwas

Hotel in pieno centro a Faizabad, che costa un po’ troppo per quello che offre: 15 euro per una stanza doppia a notte e standard che in India si trovano per camere da 8-10 euro. Soluzione ideale per chi vuole spendere poco ma allo stesso tempo non dover girare per la città alla ricerca di una sistemazione. PRENOTA ORA!



Hotel AP House

Se siete alla ricerca di un hotel a Faizabad di media categoria l’avete trovato: niente da eccepire su qualità e livello del servizio, ma sicuramente 25 euro per una stanza doppia a notte sono decisamente troppi. La comodità di prenotare online in India si paga. PRENOTA ORA!

Cosa vedere ad Ayodhya, India

La visita ad Ayodhya si può dividere in due parti principali: il centro città e la zona dei ghat che si affaccia sul fiume Sarayu. Se avete un solo giorno a disposizione vi consigliamo di iniziare il vostro tour molto presto e di farlo proprio dall’area centrale. Infatti alcuni templi (in particolare il Raj Dwar Mandir e il Kanak Bhavan osservano la chiusura dalle 12 alle 16,30): ideale è quindi aver concluso per l’ora di pranzo la visita alla zona nel centro città e dedicare il pomeriggio al lungo ghat.

Raj Dwar Mandir

Il nostro consiglio è di iniziare ad esplorare Ayodhya proprio da qui: qualunque sia il vostro mezzo, auto privata, tuk-tuk o bus arriverete sulla strada che collega Faizabad ad Ayodhya e con molte probabilità verrete scaricati proprio nelle vicinanze di quello che viene chiamato il giro dei 5 templi. Capirete di essere nel posto giusto quando vi ritroverete accerchiati di negozi di dolci in cui centinaia di indiani si affrettano a comprare i Khurchan Peda, dolcetti rossi di latte condensato (troppo zuccherosi per noi!), utilizzati come offerte alle divinità. I cinque principali templi di Ayodhya si trovano nel raggio di poche centinaia di metri, immersi in stradine solcate da pellegrini, venditori ambulanti, mucche e ogni altro tipo di animale.

Il Raj Dwar Mandir è probabilmente l’edificio più riconoscibile della zona: guardatevi intorno, col naso all’insù e non potrete non vedere una vertiginosa guglia che spicca tra le case basse della città vecchia. Per arrivarci alla base dovrete percorrere una scalinata dominata da decine di scimmie che tenteranno di rendere il vostro percorso più accidentato. L’interno del tempio è piccolo e piuttosto scarno, ma da questa piccola collinetta si domina gran parte della zona centrale di Ayodhya.

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Hanuman Mandir

A pochi passi dal Raj Dwar Mandir scorgerete la ripida scalinata che porta all’Hanuman Mandir, il tempio dove viene venerato il Dio Scimmia tanto amato dal popolo indù. Se anche voi siete abituati a visitare i templi principali durante i giorni feriali per non trovare ressa, qui dovreste fare il contrario: la folla di pellegrini che si mette in fila (sì fa per dire) davanti al tempio principale, scavato nella roccia e dove sorgono statue di Hanuman e sua madre, e che porge i propri doni per il Dio è spettacolare. Preghiere urlate all’unisono, brahamini che tentano di contenere la follia devota dei fedeli, dolcetti che passano di mano in mano… non vorrete rinunciare a tutto questo per evitare la ressa, no?

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Ramjamna Bhoomi

Il luogo più sacro di tutta Ayodhya è anche quello a cui la città deve la sua fama di luogo di scontro tra religioni. In questo esatto punto si ritiene infatti sia nato Lord Rama. È qui che fino al XV secolo sorgeva un importante tempio indù, poi rimpiazzato da una moschea dai Moghul che hanno conquistato tutta la zona. Da quel momento quest’area è stata oggetto di scontri, polemiche e violenze con fedeli indù che rivendicavano il diritto di (ri)costruirvi un luogo di culto e musulmani che non volevano saperne di cedere. Il 6 Dicembre 1992 una manifestazione religiosa si è trasformata in un disastro e nel simbolo dell’estremismo indù quando un gruppo di fedeli ha letteralmente raso al suolo la Babri Mosque. Quasi vent’anni dopo il tribunale di Allahabad ha stabilito che il terreno dovesse essere diviso tra le due religioni, ma ancora adesso la questione è calda. Tanto calda da influenzare tutto quello che vedrete al tempio. Che un tempio non è!
Cioè?

Prima cosa: non dimenticate il passaporto, dovrete mostralo e verrete registrati. Dovrete poi lasciare ogni effetto personale nei locker all’esterno e verrete perquisiti almeno 5 volte durante il lungo tragitto a piedi che percorrerete dentro a delle specie di gabbie. A vegliare su di voi polizia e militari oltre a branchi di scimmie che rendono l’atmosfera ancora più tesa con continue aggressioni. Dopo centinaia di metri di fila, con fedeli che intonano ogni tipo di preghiera e che si rispondono da un capo all’altro del serpentone causato dalla coda, arriverete a quella che assomiglia ad una tenda. La vedrete da lontano, da una ventina di metri. Al suo interno una scintillante statua di Rama. Qui, in questo esatto luogo, sarebbe nato il Dio.
Vale la pena perdere almeno un’ora per vedere quasi niente, per noi che non siamo credenti indù? La risposta è: dipende. Se viaggiate esclusivamente per ammirare templi magnifici, musei stracolmi di opere d’arte e panorami mozzafiato risparmiate la visita. Se invece volete fermarvi a parlare con i credenti durante l’attesa e provare a capire cosa è successo e sta ancora succedendo ad Ayodhya, non dovreste rinunciarvi.

Kanak Bhavan

Il Kanak Bhavan, che osserva la pausa pranzo e quindi è chiuso dalle 12 alle 16,30, sembra più un palazzo opulento che un tempio. Non è solo il suo maestoso ingresso, la statua appollaiata di fronte e il grande chiostro interno con un pavimento di scacchi bianchi e neri a darcene l’idea, ma è l’intera struttura ad avere più di un’assonanza con il palazzi che hanno reso famoso il Rajasthan. Dedicato a Rama e alla moglie Sita, contiene due statue ad essi dedicate, diventate famose per indossare abiti dorati, ma soprattutto corone d’oro. Al suo interno si raduna un microcosmo indiano che avremmo potuto ammirare per ore: musicisti, sadhu, famiglie in visita, pellegrini da ogni parte del paese… sedere nel cortile interno del Kanak Bhavan è vivere una strada indiana in tutte le sue sfumature.

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Dashrath Bhavan

Il Dasrath Bhavan si trova nel cuore di Ayodhya e si ritiene che sia stato costruito esattamente nel luogo in cui sorgeva il palazzo originale del sovrano padre di Lord Rama. Ospita un tempio interno con icone raffiguranti Rama, Lakshman e Sita. Per entrare attraverserete un portale colorato che vi introdurrà ad un’atmosfera fervente e carica di entusiasmo, tra sadhu e fedeli vestiti in arancione che recitano preghiere con cantilene melodiche accompagnate da musicisti religiosi, tutti eccitati dalla santità del luogo dove Rama ha passato la sua infanzia.

Raj Sadan

Una volta esaurito il giro di tutti i templi principali tornate sulla strada principale della cittadina, per dirigervi verso la zona dei ghat. Se cercate bene tra le strade secondarie vedrete nascondersi (tra case fatiscenti, baracche e stalle improvvisate) splendidi palazzi in condizioni disastrose, solitamente di epoca Moghul. Non siate timidi, entrate nelle corti interne e vi si aprirà un mondo fatto di splendidi intarsi, motivi floreali e segni di un’opulenza ormai passata. Tra questi ve ne nomineremo solo uno, che si affaccia su una piazza sulla strada centrale del paese: il Raj Sadan ha un ingresso trionfale enorme che si apre su un giardino interno completamente trascurato, in mano a scimmie e senzatetto. È il simbolo della città, che se solo fosse un minimo ristrutturata, ripulita e valorizzata non avrebbe niente da invidiare alle altre sue colleghe città sacre ben più conosciute.

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Nageshwarnath Temple

Non raggiungete i ghat dalla strada principale, vi perdereste alcuni dei vicoli più interessanti di Ayodhya: dopo il Raj Sadan impostate quindi il navigatore (non avete internet nel telefono? Correte subito a comprare una SIM card dati) verso il Nageshwarnath Temple, al quale arriverete seguendo un percorso che vi porterà nel labirinto dell’Ayodhya vecchia: il tempio è piccolo, ma supercolorato e soprattutto è animato da puja continue, perché eretto da Kush, il figlio di Rama. Sembra essere uno dei templi più antichi in città.

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Ram Ki Paidi Ghat

Molti siti internet riportano erroneamente il Ram Ki Paidi Ghat come la serie di ghat che si affaccia sul fiume Sarayu: pur essendo molto vicine, le due zone sono distinte. Dal Nageshwarnath Temple proseguite verso il fiume in pochi passi vi ritroverete di fronte ad enormi ghat che scendono verso un grande tank d’acqua artificiale: la costruzione, quasi escheriana, è tra le più originali viste in India, ma soprattutto i palazzi e templi che vi si affacciano creano un effetto skyline davvero interessante. Dai ghat è infatti possibile ammirare i profili delle decine di edifici antichi della città vecchia, che si infittiscono a mano a mano che ci si avvicina al fiume sacro. Arrivare al tramonto e vedere i palazzi, le guglie dei templi e le cupole che si riflettono sull’acqua del tank è l’immagine più bella che vi porterete a casa da Ayodhya.

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Ghat sul fiume Sarayu

Avete scattato infinite foto del panorama che si riflette sul Ram Ki Paidi Ghat? Siete ora pronti per dirigervi sulla zona dei ghat che si affaccia sul fiume, la più celebre e frequentata dai pellegrini. Purtroppo però fascino dei suoi ghat non è minimamente paragonabile a quello di altre città molto sacre in India, come ovviamente Varanasi, ma anche Omkareshwar o Ujjain. Anche il classico boat tour che vi offriranno appena arrivati non niente di speciale. Tra abluzioni sacre, puja, sadhu e venditori di fiori noterete di essere gli unici turisti dell’area: un punto decisamente a favore per chi si vuole dedicare ad una visita decisamente autentica.

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Come arrivare e spostarsi ad Ayodhya, India

Purtroppo non sono in molti i viaggiatori che decidono di fare un tour nell’Uttar Pradesh. Spesso lo stato è snobbato in favore del vicino Rajasthan e le uniche tappe che gli si riservano sono per vedere il Taj Mahal ad Agra e per l’immancabile città sacra di Varanasi. In pochi sanno che tra le due città si potrebbero fare altre fermate molto interessanti e che Mathura (poche decine di chilometri a nord Agra) e Ayodhya sono, come già detto, due delle sette città sacre dell’India. Il nostro consiglio è quindi quello di fermarvi qualche giorno in più in Uttar Pradesh e dopo aver passeggiato sui ghat di Varanasi salire su un treno o un autobus che nel giro di 7-8 ore di viaggio vi porterà nella città natale del dio Rama. Sia Faizabad che Ayodhya dispongono di una stazione ferroviaria e una stazione per gli autobus, quindi decidete prima dove passare la notte e solo dopo prenotate il vostro biglietto.

Ad Ayodhya noterete che i tuk-tuk sono pochissimi: al loro posto ci sono mezzi elettrici, che vengono utilizzati principalmente per il trasporto collettivo. Se decidete come abbiamo fatto noi di pernottare a Faizabad, sulla strada principale che passa dal centro città ne vedrete passare in continuazione. Salite su uno di questi (o in alternativa su furgoncini che svolgono lo stesso servizio) e in venti minuti circa arriverete nella città sacra, spendendo circa 15 rupie a testa.


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