jahaz mahal * jami masjid * moghul * malwa

In Madhya Pradesh, uno degli stati più importanti dell’India centrale, c’è un luogo che ha un fascino molto simile a quello che ammanta Angkor Wat in Cambogia e Bagan in Myanmar: Mandu ospita infatti centinai di antichi edifici, palazzi, templi di un piccolo impero di origine afgana che si stabilì su questo altopiano. Oggi le rovine di quasi 1000 anni di storia fanno capolino tra capanne, case scalcinate e natura selvaggia di una delle regioni dell’India più ricca di fascino e storia.

Perché gran parte dei turisti che organizzano un viaggio in India si limitano ad un timido percorso in Rajasthan e gran parte dei tour operator italiani snobbano (o addirittura non conoscono) la zona di Mandu, che ha in realtà il potenziale per diventare la nuova meta del turismo di massa nel subcontinente indiano?

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SHANTARAM: probabilmente il libro più bello di sempre ambientato in India. L’autobiografia (romanzatissima) di un fuggitivo australiano che si rifugia a Mumbai, tra malavita, prostituzione e impegno sociale.

La storia di Mandu, o meglio quella che la vede fiorire come una delle capitali della cultura e delle arti in India, inizia coi la dinastia Paramara, che dal IX Secolo dopo Cristo si è stabilita nella regione di Malwa. Per tutti gli anni della loro storia i Paramara hanno contribuito a cambiare i connotati di Mandu e dei suoi dintorni, costruendo templi e palazzi e facendola diventare un punto di riferimento per uomini d’arte e intellettuali dell’epoca. Successivamente la città e la regione sono passati sotto l’impero Moghul: quando nel 1401 Dilawar Khan, allora governatore della regione di Malwa (di cui Mandu fa parte), ha portato la spostato la capitale del territorio dalla vicina Dhar a Mandu ha dato il via ad un’ulteriore fase di sviluppo della città che di lì a poche decine d’anni avrebbe ospitato residenze di lusso, enormi moschee, palazzi lussureggianti diventando uno dei punti di riferimento dell’impero islamico in India.

A Mandu ci sono migliaia di palazzi, alcuni in rovina, altri in un miglior stato di conservazione. Alcuni di questi sono segnalati nelle guide e nei siti internet, in altri ci si può imbattere casualmente vagabondando per le stradine che portano da un villaggio all’altro. Di altri ancora non avvertiamo quasi la presenza, in quanto le strutture sono integrate con quelle odierne: parliamo frammenti di antiche mura sono diventate oggi il retro di un negozietto o di edifici scalcagnati in cui trovano riparo intere famiglie che una casa non possono permettersela. E poi ce ne sono ancora, non sappiamo quanti, che non sono stati ritrovati, inghiottiti dalla vegetazione e dal tempo.

Come in Cambogia dalla giungla affiorano le meraviglie dei templi di Angkor e in Myanmar la Valle di Bagan ospita centinaia, anzi migliaia di meraviglie sacre di una civiltà antichissima, allo stesso modo a Mandu troverete quel che resta dello splendore di due dinastie che per mille anni hanno abitato questo altopiano: quello che impressiona dei tre siti oltre all’imponenza e bellezza delle costruzioni è la quantità di edifici, palazzi e templi che ancora oggi sono visibili. Sono con tutta probabilità una percentuale esigua di quanto si ammirava in origine, ma son più che sufficienti per farsi un’idea delle popolazioni che li abitavano.

Cosa Vedere Mandu Sito Archeologico India

Rupmati’s Pavillion

Dove dormire a Mandu, India

Hotel Fun n Food

Un albergo di media categoria situato a 3 chilometri dal centro del paese: stupisce la tranquillità della zona, essendo immerso nel niente della campagna indiana. Le stanze non sono particolarmente lussose ma hanno tutte aria condizionata, vasca e balcone, affinché la vostra permanenza sia la più rilassata possibile. Prezzi a partire da 23 euro a notte, camera doppia. PRENOTA ORA!

Mandu Sarai

Hotel tre stelle non lontano dal Rupmati’s Pavillon: camere dall’arredamento decisamente base, nessun tipo di sfarzo o ricerca, ma tra aria condizionata, bagno privato con vasca e personale molto cortese 19 euro a notte per un matrimoniale son un ottimo prezzo. Soprattutto considerato che la disponibilità di sistemazioni prenotatili online a Mandu non è così ampia. PRENOTA ORA!

Hotel Sree Ram

Questa sistemazione ha un rapporto qualità prezzo impressionante, in quanto si trova a Dhar, a 27 chilometri da Mandu. una cittadina con poco da offrire oltre alla vicinanza con la zona archeologica. Se volete risparmiare qualche euro (qui le camere doppie partono da 9 euro a notte), dormire in n albergo pulito e curato, con tanto di vasca (particolare rarissimo negli hotel budget in India), questa è la soluzione che fa per voi. PRENOTA ORA!

Come organizzare la visita a Mandu, India

Le cose da vedere a Mandu sono in una zona piuttosto estesa. Se doveste arrivare con un mezzo privato non avrete sicuramente alcun problema: il vostro autista potrà scorrazzavi in macchina da un palazzo all’altro, ma dovrete dargli voi le indicazioni perché se è un driver a cui vi siete affidati per tutto il vostro viaggio in India probabilmente non conoscerà la zona. Se invece come noi arrivate a Mandu in autobus dovrete dotarvi di un mezzo. Girare a piedi tutto il giorno è pressoché impossibile a meno che non vogliate scarpinare per più di dieci, quindici chilometri sotto il sole in continui saliscendi. Potrete quindi affittare una bicicletta: fate una camminata nella via principale del paese e non avrete difficoltà a trovarne in uno dei negozi o delle baracche aperti tutti i giorni a tutte le ore. Molte biciclette non sono in buone condizioni: controllatele per evitare che cadano a pezzi lasciandovi a piedi in mezzo al niente.
In alternativa potrete appoggiarvi ad un tuk-tuk o un taxi che in 4-5 ore vi farà vedere i palazzi principali. Concordate prima tutto il tragitto che volete fare, per evitare spiacevoli inconveniente. Li troverete nella piazzetta centrale del paese, davanti alla Jama Masjid, la grande moschea principale. Il costo deve stare tra le 300 e le 500 rupie (4-7 euro).



La visita a Mandu si può dividere in tre zone principali, ognuna delle quali ospita diversi palazzi e templi. Passando da un’area all’altra vedrete sulla strada decine di palazzi ed edifici: fermarsi a vedere ognuno di questi è quasi impossibile, ma vi indicheremo quelli che riteniamo più interessanti. Il solo passare attraverso tali meraviglie, nascoste tra i villaggi rurali indiani, sarà vi ripagherà delle fatiche per raggiungere Mandu, un viaggio lungo e tortuoso.

Un piccolo gioco, da fare se avete tempo e voglia di perdervi tra le campagna dei dintorni: un tempo a Mandu di entrava attraverso una delle sue 12 porte (Darwasas). Oggi di molte di queste non rimangono che rovine, mentre (poche) altre sono ancora in piedi. Quante ne riuscite a contare?

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Panoramica del Royal Complex

Mandu, India: la zona centrale

Questa è la prima area che vi consigliamo di visitare, non fosse altro perché vi ci ritroverete per forza di cose in mezzo: tutti gli edifici più importanti sono racchiusi in poche centinaia di metri quadrati, nel centro del paesino. Se arrivate in autobus la fermata è a ridosso della Jama Masjid, la moschea centrale e più importante di tutta la Mandu antica. È questo il momento giusto per comprare acqua e magari fare un pranzo veloce: anche se fuori da tutte le zone di interesse troverete banchette e stand di street-food, questo è sicuramente il posto giusto per un bel thali.

Jami Masjid

All’ingresso della Jami Masjid pagherete un biglietto di 200 rupie, che vale per tutti gli edifici della zona centrale . Entrando in quella che era la grande moschea principale del piccolo impero con capitale a Mandu ci ha assalito un senso di tristezza: dovevamo essere felici di essere gli unici turisti stranieri e quindi di poter girare liberamente tra il giardino e il colonnato della moschea oggi in disuso, ma non potevamo fare a meno di notare quanto la massificazione del turismo continui a far danni. Migliaia di turisti dall’estero invadono ogni anno il Rajasthan o il Kerala e in pochissimi organizzano un tour delle zone centrali dell’India, Madhya Pradesh o Maharashtra, che tra città sacre e zone archeologiche non hanno nulla da invidiare agli stati più blasonati.

La Jami Masjid, alla quale si accede salendo qualche gradino dalla piazza principale di Mandu, e la sua grande cupola rappresentano allo stesso tempo l’architettura afgana in India nella sua forma più tradizionale e le influenza indù, particolarmente visibili nel suo mihrab (che è uno degli elementi architettonici fondamentali di ogni moschea, ovvero una nicchia nel muro da dove l’imam fa la sua predica).

Hoshang’s Tomb

Hoshgang Shah, il primo re della regione di Malwa (anche se non formalmente riconosciuto) ha dato ordine di costruire Jami Masjid nel 1405, ma quando è morto questa non era stata ancora ultimata (è stata poi finita nel 1454 sotto l’egida di Mohammed Khalji il suo illegittimo successore, autoincoronatosi dopo aver uccido il figlio di Hoshgang Shah. Hoshgang Shah oggi riposa all’ombra della cupola della grande moschea al centro di Mandu: dietro ad essa si staglia infatti il mausoleo che altro non è che la sua tomba, considerato universalmente l’edificio in marmo più vecchio di tutta l’India. La Hoshgang’t Tomb impallidisce al confronto con gli altri edifici decisamente più imponenti che troverete a Mandu, ma solo per mere questioni di grandezza: la sua perfezione architettonica era riconosciuta infatti già nel 1600 quando coloro che avrebbero dovuto sovrintendere i lavori di costruzione del Taj Mahal di Agra sono stati mandati in questo piccolo villaggio sperduto nell’India centrale per trarre ispirazione e costruire poi una delle Sette Meraviglie del Mondo.

Ashrafi Mahal

Che cos’è quello strano edificio che si vede dall’alto dell’ingresso della moschea? A metà tra una torre, una lussuosa residenza privata e qualcosa di altro non ben definito, l’Ashrafi Mahal nasce come una scuola o comunque un luogo in cui diffondere cultura e arte. Poi il suo costruttore (Mahmud Shah Khilji, il Sultano che ha regnato dopo Hoshgang), preso da manie di grandezza, ne ha ordinato un ampliamento sconclusionato, minandone la solidità. Per questo oggi ne possiamo ammirare solo una parte, quello che è rimasto in piedi.

Mandu, India: la zona del Rewa Kund

La zona del Rewa Kund è chiamata così in riferimento al bacino che centinaia di anni fa attraverso una serie di condutture ante litteram garantiva acqua corrente (pompata utilizzando elefanti ed altri animali) a tutti gli edifici sorti nei suoi dintorni. Si paga un biglietto d’ingresso prima di arrivare al Rupmati Pavillion di 200 rupie (meo di tre euro), con il quale è possibile visitare tutti i palazzi della zona.

Rupmati’s Pavillion (Rani Roopmati)

Nonostante la zona del Royal Enclave possa essere una validissima rivale, il Rupmati’s Pavillion può concorrere ad essere il simbolo di Mandu: l’edificio sorge su un’altura che domina tutta regione sottostante e se ne sta appollaiato lassù, isolato da tutto il resto, in tutta la sua imponenza. La leggenda vuole che sia stato costruito intorno alla metà del 1500 da Baz Bahadur in onore di Rupmati, una poetessa indù di cui si era innamorato e che avrebbe sposato con rito musulmano. Rupmati era talmente innamorata della sua terra che accettò di andare a lasciarla e andare a vivere con il principe a patto di poter vedere dall’alto tutti i giorni l’amato fiume Narmada, sulle cui rive aveva vissuto per lungo tempo. Molto più prosaicamente il Rupmati’s Pavillion ha soltanto preso il nome della poetessa indù che si convertì all’islam, mentre è stato costruito come torre di guardia un centinaio di anni prima. Certo che a vedere le rifiniture gli ampi saloni e il grandissimo terrazzo dal quale ammirare il panorama a 360°, non si fatica a credere alle leggende che ammantano l’amore tra la poetessa ed il sultano e che erano cantate in tutte le ballate romantiche dell’epoca.

Baz Bahadur’s Palace

Scendendo di poche centinaia di metri la collina su cui sorge il Padiglione di Rupmati, sulla sinistra, prima del Rewa Kund (utilizzato oggi per le abluzioni sacre) c’è il maestoso il palazzo dove risiedeva Baz Bahadur, la cui bellezza riflette l’attenzione del sultano per arti e letteratura, da sempre sua maggiore occupazione a discapito della gestione dell’impero. Non fatevi ingannare dall’originale stile a metà tra quello classico delle residenze dei Raja del Rajasthan e quello dei palazzi dall’architettura islamica: il Baz Bahadur’s Palace non è stato eretto dal Sultano in persona, ma diverse decine di anni prima che iniziasse il suo regno. Evidentemente il fascino dell’edificio ha esercitato il lui un potere attrattivo tanto forte da farne la sua dimora. O meglio, come si legge dall’iscrizione all’ingresso, uno dei motivi per cui il Sultano ha scelto di vivere in questo palazzo è la sua vicinanza con il Rewa Kund, che era frequentato dalla sua amata per riempire brocche d’acqua e fare il bucato. La piscina al centro della costruzione, sulle cui acque si specchiano gli archi delle pareti che lo circondano ci hanno stregato anche oggi che il la costruzione è spoglia e vuota, sebbene ben tenuta: cosa doveva essere nel XVI Secolo, durante il breve regno di Baz Bahadur, grande amante del bello?

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Dettaglio del Baz Bahadur’s Palace

Eco Point

Sulla strada tra il Baz Badhur’s Palace e il Nilakanht Palace chiedete al vostro autista di fermarsi all’Eco Point, ovvero un pugno di palazzi che vedrete dalla strada: la bellezza del panorama in questo caso è amplificata da una eco che in questo punto è davvero incredibile. La vostra voce rimbalzerà di edificio in edificio e su tutta la vallata. Ovviamente troverete un locale pronto ad urlare al vento non appena vi vedrà arrivare, in cambio di una piccola mancia.

Nilakanth Palace (oggi Tempio di Shiva)

Nil Kanth Palace è a un paio di chilometri dal Baz Bahadur’s Palace, in una strada laterale letteralmente stipata di stand di cibo, snack di strada e ogni tipo di bracciali, collane e collanine. Il turismo (quasi esclusivamente) locale a Mandu è molto sviluppato e quindi vedrete orde di indiani avventarsi su ogni tipo di bancarella che vende fritti, frittini e frutta esotica. Il Nilakanth Palace, al quale essendo qualche metro più in basso rispetto al livello della strada accederete attraverso una scalinata di 70 gradini, in verità non è un palazzo. O meglio: nel XVI Secolo un governatore dell’Impero Moghul ha fatto costruire la sua casa vacanze qui dove sorgeva un tempio di Shiva. Oggi l’edificio è stato convertito nuovamente a tempio, ma senza alcun cambiamento strutturale se non l’aggiunta di qualche lingam e altri piccoli angoli in cui pregare. Questo lo rende un luogo davvero bizzarro, a metà tra la residenza di lusso e un luogo di culto.

Mandu, India: The Royal Complex

Dal centro di Mandu proseguite tenendo la grande moschea sulla vostra sinistra e percorrete la strada fino a che banchette di cibo a destra e a sinistra vi diranno che siete arrivati a destinazione: è la zona reale, circondata da alte mura. C’è un biglietto di 200 rupie con il quale potrete entrare in tutto il complesso, perdendovi tra i suoi giardini e palazzi.

Jahaz Mahal

Appena entrati nel Royal Complex, sulla vostra sinistra si staglierà un enorme palazzo, considerato uno dei massimi esempi dell’architettura afgana e moghulcon influenze indù. Jahaz significa qualcosa che suona come barca, mentre Mahal è traducibile come palazzo; il perché del nome dell’edificio vi sarà chiaro una volta al suo cospetto: non solo assomiglia ad una nave (con tanto di enorme terrazzo che ha le sembianze del ponte di un’imbarcazione, ma il fatto di trovarsi stretto tra due bacini idrici vi darà l’idea che il Jahaz Mahal galleggi sull’acqua. Sembra che il Sultano Ghiyas-ud-din Khilji l’ha fatto costruire come casa delle 15.000 vergini che componevano il suo harem. Dall’alto del terrazzo dell’edificio si ha un colpo d’occhio notevole su tutto il Royal Complex. Vi potrà capitare di vedere rannicchiati negli angoli più impensabili studenti d’arte indiani che vengono qui per fare schizzi e disegni del Jahaz Mahal e in generale dei palazzi di Mandu.

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L’eleganza del Jahaz Mahal

Hindola Mahal

Subito dietro al Jahal Mahal, venendo dall’ingresso e scendendo qualche gradino si erge l’Hindola Mahal, un edificio utilizzato per feste e eventi mondani del Sultano. Le sue alte mura, inclinate rispetto al terreno gli forniscono un aspetto tanto imponente quanto raro per l’architettura dell’epoca. Nascosti dietro l’Hindola Mahal si trovano un’altra serie di edifici tra cui la Moschea di Dilwar Khan e il Champa Baodi e l’Hammam, un pozzo con tanto di bagno alla turca dove i reali andavano a rilassarsi e a ristorarsi: se vedere antichi palazzi vi ha un po’ stancato cercate il punto più alto che riuscite a raggiungere e rivolgere il vostro sguardo verso l’entrata, puntando dritto al Munja Tank (il bacino idrico) e il Jahaz Mahal che vi si affaccia: sparsi per il lago una serie di ruderi e strutture in rovina fanno capolino a filo d’acqua, mentre bambini locali nuotano proprio sotto il palazzo laddove qualche centinaia di anni prima vivevano le vergini del Sultano, incuranti dei turisti che scattano foto e di trovarsi nel bel mezzo dello scorrere della storia.

Sulla via del ritorno verso l’ingresso vi imbatterete nella Casa e Negozio di Gada Shah, uno dei più importanti commercianti che doveva la sua fortuna all’importazione e alla vendita di ingenti quantità di zafferano. Il primo edificio che invece trovate alla destra dell’ingresso è il Taveli Mahal, affacciato con affascinante eleganza sul Kapur Tank e oggi trasformato in qualcosa che stai metà tra un negozio di antiquariato e una galleria d’arte: molto più interessante visto da fuori, magari passeggiando dall’Hindhola Mahal verso l’uscita, con il Jahaz Mahal sulla destra e sulla sinistra un giardino ben tenuto e il lago, che oggi avrebbe bisogno di una bella sistemata per competere con la bellezza di quello che lo circonda.

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Dettaglio del Jahaz Mahal

Come arrivare a Mandu, Madhya Pradesh, India

Se state facendo un viaggio in India e in particolare avete organizzato un tour del Madhya Pradesh il trittico Mandu, Maheshwar (qui trovate l’articolo su cosa vedere a Maheshwar) e Omkareshwar (cosa vedere a Omkareshwar? Eccovi accontentati!) sarà probabilmente uno dei punti più alti che toccherete in tutto il vostro itinerario. Tre cittadine che dovrete visitare una dopo l’altra, prendendovi almeno un giorno per ognuna di esse e che distano circa due/tre ore di autobus tra loro.

Se arrivate in autobus, da sud o da nord (Indore o Ujjain), i vostri punti di riferimento saranno Dhamond o Dhar,  cittadine logisticamente parecchio importanti nei dintorni. Da qui dovrete cambiare autobus e dirigervi a Mandu, spesso effettuando un’altra fermata. Prenotate il vostro albergo in anticipo, in quanto le soluzioni per la notte non sono molte e non avrete certo il tempo di tornare a Indore a dormire. Se siete con un mezzo privato in discorso è ovviamente diverso e con tre ore di auto all’andata e tre ore al ritorno potrete visitare Mandu con una gita in giornata da Indore. Opzione che vi sconsigliamo.
Un’altra soluzione (quella che abbiamo adottato noi) potrebbe essere tenere Maheshwar come base per due gite di un giorno, una a Mandu e una a Omkareshwar: ricordate però che da Maheshwar non ci sono autobus diretti né nell’una né nell’altra città, quindi dovrete cambiarne almeno uno e il vostro viaggio sarà intorno alle due ore (per percorrere solo 60 chilometri). In questo caso potreste affittare una macchina privata con autista proprio a Maheshwar e raggiungere in meno di un’ora entrambe le mete.


 

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