zona demilitarizzata * confini pericolosi * guerra di Corea

Michelangelo ha iniziato ad interessarsi alla DMZ (demilitarized zone) quando studiava per un esame di storia contemporanea all’università. E ne rimase affascinato. Poi, quando ha visto il film di Park Chan-wook J.S.A. – Joint Security Area (QUI la recensione), andarci è diventata una specie di fissa.

La DMZ è una striscia di terra larga 4 chilometri che percorre tutto il confine tra Corea del Sud e Corea del Nord. Separa i due stati e al suo interno non si possono schierare armamenti pesanti. E’ stata creata nel 1953 dopo la fine della Guerra di Corea. Al centro della DMZ, 50 km a nord di Seoul, c’è la JSA (nel villaggio di Panmunjom), il luogo dove avvengono le trattative tra i leader delle due Coree. È il luogo che meglio rappresenta la tragedia della divisione di un popolo.

Per accedervi è necessario prenotare un tour: non è infatti possibile organizzare una visita autonomamente (in quanto è sotto il rigido controllo delle Nazioni Unite). Noi dopo qualche ricerca online abbiamo prenotato con Koridoor (QUI il sito), organizzazione collegata a USO – United Service Organizations. Il tour completo è un po’ caro (96.000 krw a testa), ma vale decisamente il prezzo del biglietto. Attenzione a non prenotare un half DMZ tour, che non comprende la visita alla JSA, la parte più interessante del tour.

La partenza è di prima mattina da Seoul e l’arrivo a Camp Bonifas, prima tappa, è dopo poco più di un’ora di autobus. Controllo documenti da parte di militari americani e poi un breve briefing su quello che avremmo visto.

Poi lei, la JSA: poche decine di metri quadrati in cui militari delle due coree si fronteggiano, guardando l’uno il confine dell’altro. Al centro alcune baracche in cui avvengono i colloqui tra le due nazioni.

JSA

JSA: soldato sud coreano a guardia delle baracche

JSA al confine con la Corea del Nord

JSA: il tavolo dei colloqui

All’interno delle baracche soldati sud coreani, immobili come statue, e soprattutto la possibilità di varcare il confine, mettendo momentaneamente un piede in Corea del Nord.
Non continuerò tediandovi con parole retoriche sulla JSA, perché alcune foto descrivono il clima surreale molto meglio di quanto possa fare io.

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Un soldato sud coreano e uno americano a guardia del confine

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Con lo sguardo verso il nord

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Un soldato sud coreano statuario fa la guardia al confine

Le tappe successive sono abbastanza inutili: prima una visita al Dora Observatory, un punto strategico dove i militari del sud osservano quello che avviene nella parte nord della DMZ. Poi la Dorasan Station, ovvero l’ultima stazione della Corea del Sud, fino a qualche anno fa utilizzata per spostare merci e persone che ogni giorno facevano la spola tra i due paesi. Oggi la stazione è chiusa a causa di un incidente avvenuto in Corea del Nord ai danni di una turista del sud. E per chiudere il Terzo Tunnel: ovvero un lungo tunnel che il nord ha costruito sotto la DMZ e fino al territorio del sud (si pensa ce siano decine, ancora da scoprire). Terrificante pensare che sia stato progettato per far passare oltre 30.000 soldati all’ora, ma poco spettacolare se non per quello che rappresenta.

JSA

Esercitazione di reclute sud coreane

JSA

Giovanissimi soldati sud coreani

Nel primissimo pomeriggio l’autobus ci ha riportato in centro a Seoul, con la speranza di rivedere presto la JSA, ma dall’altra parte: è infatti possibile fare un tour simile, ma partendo dalla Corea del Nord… e deve essere davvero tutto un altro mondo.

JSA

Rolex Bob: i soldati nord coreani si passano l’orologio prima di montar di guardia

Non partite per la Corea del Sud senza prima aver acquistato le guide di viaggio Lonely Planet e qualche libro di approfondimento sul cosiddetto miracolo economico coreano.





 

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